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9. - SACERDOTE.
L'aspettazione per la messa di Don Giustino era vivissima.
Il 3 settembre 1913 in una lettera alla zia Michelina, scritta da Sorrento, (i
Seminaristi
vi erano andati a villeggiare) espone così il suo pensiero "dovreste pregare
quelle
buone persone che fanno il catechismo in casa ai fanciulli e, se fosse
possibile, anche
le maestre elementari, che conducessero tutti i ragazzi e ragazze alla Comunione
nella
mia prima Messa... questa è la festa migliore che mi si potrebbe fare tutto il
resto è
niente". Gli esercizi spirituali cominciarono l'11 settembre. Aveva ricevuto gli
ordini
minori il 22 settembre del 1906; ilSuddiaconato il 28 luglio 1912 nella Chiesa
del Gesù
Nuovo a Napoli, e il Diaconato il 22 marzo 1913 nella cappella del seminario di
Pozzuoli dove fu ordinato l'apostolo di Napoli, S. Francesco De Gironimo. In
tali
circostanze aveva sempre implorato le preghiere dei buoni, molto più le implorò
per il
Presbiterato. Il cielo sembrò associarsi al giubilo dei paesani: una siccità
persistente da
circa tre mesi aveva reso le strade impraticabili; il corteo ne avrebbe
scapitato assai.
Verso la mezzanotte, tra il 19 e il 20, una pioggia fittissima ristorò campi
bestie e
cristiani. I Russolillo vegliavano in faccende per i preparativi.
- Domani ci ricreeremo, disse la madre giuliva.
- Questo è il primo miracolo del Parroco nostro - aggiunsero le vicine andate ad
aiutare,
e, nonostante le proteste della madre, continuarono ad acclamare - "parroco dev'essere,
parroco lo vogliamo!"
Dopo l'ordinazione, mentre il corteo si ordinava, i genitori salirono a
ringraziare S. E.
Mons. Vescovo. I paesani avevano già espresso l'identico convincimento
confrontando
l'atteggiamento dei due fratelli durante le funzioni parrocchiali.Michele,
ingegno
vivacissimo, tutto nervi e fuoco, oggi è un chirurgo di fama e insegna
all'università di
Napoli. Ventidue carrozze, oltre le carrozzelle, seguirono il neo sacerdote. Il
corteo
fastoso e festoso trovò gente lungo tutto il percorso: a Bagnoli a Fuorigrotta a
Soccavo. I
Pianuresi, ai primi spari, si riversarono nelle strade e acclamarono con
frenesia.Il corteo
già entrava in chiesa, allorché fu notato un fuggi fuggi verso via Napoli.
Una disgrazia? una lite? sarebbe stato deplorevole in una giornata di tanta
letizia. Era
arrivata l'acqua potabile da tanto tempo sospirata e la prima fontana levava
alto il suo
zampillo. Combinazione? E sia! ma nessun simbolo più bello dell'altra acqua che
egli
avrebbe largito per anni ed anni alle anime assetate, l'acqua chiara e pura,
gioconda e
feconda della parola di Dio.
10.- PREANNUNZIO.
Fin dal 1910 l'attività di Don Giustino cominciò ad essere spiccatamente
vocazionista.
Un giorno che Don Giacomo Vaccaro gli chiese come rispondere a chi vuole notizie
sulle
origini del Vocazionario, egli stesso suggerì: "rispondete: da un prete che
faceva il
catechismo tutti i giorni" poi aggiunse: "nel catechismo vi incontrerete con i
ragazzi,
scoprirete le vocazioni e comincerete a coltivarle" .Identica risposta aveva già
data a
Don Arsenio, un Vescovo brasileno ritiratosi a vita eremitica sui Camaldoli. -
Come ti è
venuta l'idea, gli aveva chiesto? - Mi è venuta mediante i catechismi, continui
catechismi.Iniziò presto un gruppetto di fedelissimi allo studio del latino e
all'amore
della vita religiosa. Il Padre Gillet ha una frase che così suona "i parenti
sono gli amici
che ci ha dati Dio, gli amici sono i parenti che ci scegliamo noi". Durante
l'anno
scolastico col permesso dei Superiori riceveva in parlatorio questi... parenti
acquisiti. I
seminaristi simpatizzanti scendevano con lui in parlatorio a curiosare, ad
offrire dolcetti
(ci fu chi offrì parecchie copie della storia sacra), a edificarsi; alcuni di
essi vollero
addirittura consacrarsi all'opera futura, ma poi vennero meno.Alle ordinazioni
non
mancò mai il gruppo dei fedelissimi; anzi per la prima messa noleggiarono una
carrozza
tutta per loro ed ebbero il terzo posto, subito dopo i parenti stretti.
A Bagnoli la brezza marina soffiò la paglietta a Giorgio Mele che si
precipitò a
raccoglierla incurante delle proteste dei cocchieri in tuba che schioccavano le
fruste e
sciorinavano epiteti pittoreschi... ma non mollarono il terzo posto. La
consacrazione
sacerdotale di Don Giustino avrebbe dovuto spianare la strada alla vita comune,
preludio
indispensabile alla vita religiosa di cui ormai conoscevano tutto l'ingranaggio:
noviziato,
voti, studi, opere. Invece Mons. Zezza lo volle in Seminario e nell'ottobre del
1913
ricominciarono i pellegrinaggi dei fedelissimi. Era differente la meta, ma
rimaneva
identico lo scopo: raggiungere il sacerdozio nella futura Congregazione. Per
alleviare la
dura fatica si servivano dell'asino del signor Basilio Polverino, un bestione
paziente che
nei giorni di buonumore trotterellava svelto fino a Pozzuoli, e nei giorni di
malumore si
buttava a terra con la bella pretesa di farsi sollevare da quattro persone. Per
il suo
cattivo carattere morì più di mazzate che di vecchiaia; ebbe dei successori ai
quali
rimase, per antonomasia, il nome fatidico : "Ciuccio di zi' Basilio ". Don
Giustino per
evitare ai suoi ragazzi lo strapazzo e la perdita di tempo avrebbe voluto farli
ospitare
presso i Padri Cappuccini alla Solfatara, ma la difficoltà si sciolse da sé:
infatti egli,
dopo pochi mesi, per la malferma salute dovette rientrare a Pianura.
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