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14.- SOLDATO.
A 20 anni lo avevano regolarmente chiamato per la visita militare. Il Vescovo,
conoscendone il pudore, ottenne che fosse visitato a parte. Lo fecero rivedibile
per
insufficienza toracica e l'anno seguente per lo stesso motivo lo riformarono.
Poi
scoppiò la guerra. Il 14 maggio 1916 i riformati, salvo rare eccezioni, furono
arruolati
in massa, specialmente le sottane nere, che i massoni angariarono come e quanto
vollero. Don Giustino era di una magrezza spettacolare.
Quanti mesi di cura hai fatto per ridurti così? chiese con cipiglio minaccioso
il capo
della commissione di leva. Egli non raccolse l'insinuazione velenosa, ma i
paesani
protestarono forte per lui. Fu arruolato in sanità e, dopo un breve periodo di
addestramento, lo inviarono all'ospedale militare del Sacramento. Gli dettero
una divisa
spropositata.
- Sembrava saccone, dice oggi un suo commilitone che ride ancora di gusto
rievocando,
vi galleggiava dentro; alle gambe e alle mani aveva dei risvolti di un buon
palmo e non
si curò di aggiustarli.
La vita militare era insostenibile per il suo fisico. Nel giorno della
partenza per il fronte,
il capitano, convinto che il Russolillo non avrebbe potuto resistere alla fatica
dello zaino
affardellato, durante il tragitto dalla Caserma Sales alla Stazione, assoldò uno
scugnizzo
che fu molto fiero di marciare con lo zaino a fianco del soldato. Ci fu chi
mormorò per
l'eccezione, ma in fondo, tutti compativano quel prete mingherlino. - Se mi
decidessi a
confessarmi, sceglierei solo quello, conchiuse uno di loro.
Ebbe giornate vuote e giornate piene. "Sono aiutante di un capitano medico in
un'infermeria con tre letti e nessuno ammalato" (9 giugno 1918). "Sono così
occupato da
non credersi, con cento letti e solo come aiutante" (5 agosto 1918).
La carità, l'abnegazione, l'assiduità con cui attendeva al proprio dovere gli
meritarono un
encomio solenne dall'ordinario militare, S. E. Mons. Angelo Bartolomasi.
Che Don Giustino andasse di buona voglia a prestare servizio militare, non lo
direi. In
una lettera dalla zona di guerra (5 agosto 1918) scrive "L'altra volta che fui
riformato
mancai di diligenza nell'adempiere promesse e voti fatti per me, anche da altre
persone.
Questa volta non mancherei di nuovo, come propongo nel Signore. Ma faccia Lui!
".
Egli amava l'Italia, e come! e quanto! Ricordano ancora l'ardore con cui
declamò a 5
anni una poesia insegnatagli dalla Zia Giovannina che terminava: "Non son
francese, non
sono inglese, l'Italia bella è il mio paese". Due cose lo tormentavano assai. La
prima
erano le sconcezze che i soldati dicevano e facevano specialmente allorché
rientravano
dalla libera uscita; egli si faceva trovare già addormentato, ma i perfidi
rincaravano la
dose per torturalo. La seconda era il pensiero dell'opera che veniva ritardata.
"Vorrei abbandonarmi anch'io alla dolce speranza di ritornare per sempre alle
cose del
ministero e della bella scuola, ministero sacerdotale anch' essa. Benedetto Dio,
sempre
sempre sempre!" (5 agosto 1918).La prima occasione buona si era presentata fin
dall'inizio. Il padre Angelo Ziccardi S. J., trovatosi con lui alle
esercitazioni di tiro
presso Pozzuoli, fu ben lieto di sparare anche i sei colpi di Don Giustino che
non volle
nemmeno toccare l'arma. Dopo la marcia di ritorno lo vide mentre mutava la
maglia e
rimase esterrefatto di tanta macilenza. Gli consigliò, perciò, di marcare visita
e lo trovò
restio perché il capitano medico trascendeva facilmente a volgarità e bestemmie.
-
Actiones sunt suppositorum - insisteva il Padre che era professore di filosofia
al
Regionale, non possono imputarsi a voi le intemperanze di quello squilibrato.
Lo convinse. Quando il capitano lo vide nudo, vero scheletro ambulante, buttò
fuori
espressioni luridissime contro chi aveva arruolato quel "ragno ", lo mandò a
casa e lo
propose per il congedo. Purtroppo non l'ottenne e fu richiamato. La seconda
occasione si
presentò con la disposizione di legge che concedeva ai soldati in possesso della
licenza
liceale di entrare fra gli ufficiali magazzinieri previo un esame di idoneità;
Don Giustino
si presentò, ma la commissione medica lo scartò perché debole di costituzione.
Furono
illogici: come può essere abile al più chi è inabile al meno ? I familiari
inoltrarono un
esposto a Sua Maestà la Regina Elena perché intervenisse a riparare
l'ingiustizia. Difatti,
richiamato a Firenze per una visita superiore di controllo, fu congedato. Oramai
anche la
guerra volgeva alla fine.
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