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26.- LO SPIRITO DI D0N GIUSTINO.
Penetrare nell'interno di lui è impresa sovrumana. Guardi un punto luminoso e ti
sembra una stella; lo guardi meglio e ti sembra il centro di un sistema lo
guardi ancora
e scopri una metropoli di stelle. Don Giustino affermò che la Venerabile
Caterina
Emmerik è la sua sorella, la gemella della sua anima (In una conferenza esortò i
novizi
a zelare la buona riuscita della Causa di Canonizzazione della Emmerick). Solo
chi
conosce la mistica tedesca può comprendere la vastità degli orizzonti che questa
affermazione dischiude. Egli ha portato con sé nell'eternità i segreti
dell'anima sua.
Nello "Spiritus Orationis" (pag. 177) dopo avere enumerati i carismi supremi
concessi
ai santi, li chiede per sé con questa clausola "ma che nessun altro mai se ne
avveda, né
prima né dopo la mia morte. Son contento che non si sappia nemmeno nel cielo,
poiché
Tu puoi farlo in modo che solo Tu e io lo sappiamo. Anzi, che nemmeno io stesso
me
ne avveda nel tempo e nell'eternità, purché Tu me lo conceda e io riesca di
maggiore
tua gloria, poiché veramente voglio darti onore e sforzarmi di piacerti ".Tuttavia chi studierà con passione e costanza gli scritti che egli ha lasciato,
editi e
inediti, potrà svelare parte almeno di un Continente inesplorato. Ai lettori più ansiosi di farsi un'idea approssimativa del suo spirito,
suggerirei di
guardare lo stemma della Congregazione dove spiccano tre triadi: la SS. Trinità
(Padre,
Figliuolo, Spirito Santo), la Sacra Famiglia (Gesù, Maria, Giuseppe), la S.
Chiesa
(Militante, Purgante e Trionfante). Egli lo esprime così "perenne ascensione,
nella santa
Chiesa, con la S. Famiglia, alla Divina Trinità". La Santa Chiesa, la Sacra
Famiglia, la
Santissima Trinità sono quindi il triplice e unico centro-asse della sua vita
interiore e
della sua azione cattolica. Devozione di ubbidienza alla S. Chiesa, di
imitazione della
S.Famiglia, di unione con la SS. Trinità.L'andito struggente dell'unione suprema
lo
faceva inginocchiare ogni sera innanzi a un confessore, fosse pure l'ultimo
ordinato, per
ricevere l'assoluzione purificante e roborante.
Nel primo e supremo mistero della nostra santa fede c'è l'anima della sua
orazione, della
sua predicazione, della sua Opera. Si proponeva di innalzare un tempio e ne ha
lasciato
un progetto dove non sai se ammirare la fantasiosa originalità o sbalordire per
la
illimitata grandiosità. A lei va il culto perpetuo della Congregazione, a lei
nelle sante
messe di comunità sale il canto del trisagio, a lei religiosi e religiose devono
offrire tre
ore giornaliere -una di meditazione, una di studio sacro, una di insegnamento
catechistico. E solo un cenno "parva favilla"..
27.- GIORNATE MEMORABILI.
Pianura, il grosso borgo che la collina dei Camaldoli stacca dal centro urbano,
vicinissima al mare pur senza vederlo, nell'incantevole zona Flegrea e tuttavia
infossata
in un cratere spento, fino al 1927 comune a sé ed ora XIV sezione del Comune di
Napoli,
Pianura, dico, non poteva prevedere le giornate memorabili di cui, per opera del
suo
figlio migliore, sarebbe stata teatro. Don Giustino, in una notte di Natale,
iniziò il
discorso col testo di Michea "et tu Betlehem, terra Iuda, nequaquam minima es" e
l'applicò alla terra natale che ebbe sempre cara, ne sottolineò la fortuna, ne
vaticinò lo
sviluppo. La stella della SUD si e posata su Pianura, a essa verranno le
genti... In certe
giornate le vicende dell'opera si sono confuse con le vicende paesane.Accenno a
tre
categorie: le ordinazioni, le diaspore, le visite.Nel 1926 furono ordinati i due
primi
pianuresi vocazionisti. Don Salvatore Polverino e Don Giorgio Mele noleggiarono
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carrozze, le più belle della scuderia del Duca d'Aosta. Tutta Pianura si
considerò invitata
al tripudio dei due contadini-manovali elevati alla dignità sacerdotale. "Auguri
di santità
"gridarono lanciando a profusione e fiori e confetti e grano.E così nel '28 per
Don
Giuseppe Di Fusco, nel '29 per don Saggiomo, nel '30 per don Palmieri e don
Basilio, nel '31 per don Diodato, don Fontana, don Vivenzio, don Baiano, don Ciro... Poi
vennero le
diaspore. Pianura festeggiò le suore chiamate per la prima volta fuori diocesi a
Faiano
(Salerno) il 19 marzo 1928: le acclamò con fierezza, le colmò di benedizioni
come aralde
della Congregazione e del paese. Più tardi, 29 aprile 1950, si strinse intorno
ai primi tre
religiosi che partivano per il Brasile - Don Fraraccio, Don Torromacco, Fratel
Prisco -
con commozione e venerazione, li accompagnò al porto, invase i moli.., ormai
anche al
di là dei mari avrebbero conosciuto Pianura, la piccola metropoli vocazionista.
Ed ecco
le visite degli eminentissimi Cardinali Lavitrano e Alvaro da Silva. Il primo li
colse
quasi di sorpresa in una giornata fredda e ventosa il 10 aprile 1947. Pianura
comprese
l'importanza dell'avvenimento e improvvisò una manifestazione grandiosa.
Vincenzino
Marrone, interprete fedele dei sentimenti popolari, con un discorso di fuoco
accomunò in
un solo applauso il manto purpureo dell'Eminentissimo Protettore e il mantello
nero
dell'umilissimo Fondatore. Nel 1953 il Cardinale Alvaro da Silva, Arcivescovo di
Bahia,
nel Brasile fu travolto dall'entusiasmo popolare e travolse tutti con la sua
signorile
bontà.
A queste giornate eccezionali se n'era aggiunta un'altra annuale.
"Dal Cilento siam venuti - sul veloce "26"
Per amore a Te che sei - di noi tutti Padre buon!
Sìam partiti a mezzanotte - senza troppo ragionare
Per poter Ti, qui, mirare - sovra il Tabor, sull'Altar ! "
Alla fine di ogni strofa il pubblico si associava con entusiasmo al canto del
ritornello:
"Siamo baldi giovanetti - a Te, Padre, affezionati:
E' il Signor che ci ha chiamati - per seguirTi fino al ciel ! ".
L'esempio fu contagioso. Tutte le altre case ammirarono l'iniziativa che di anno
in anno
si ripeté e allungò. Il paese si imbandierava per accogliere i pullman, che
scaricavano a
Pianura padri e suore, alunni e benefattori, amici e ammiratori. Messaggi,
fiori, doni si
accumulavano nella stanza del Padre.
Pianura lasciava che nella giornata festeggiassero il Fondatore e si riservava
nella serata
di festeggiare il Parroco. Già nella notte precedente c'era la veglia
eucaristica degli
uomini che una ventina di confessori preparavano alla comunione.
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