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20.- IL V0CAZI0NARI0.
Un giorno Don Antonio Chiaro, parroco a Soccavo, gli chiese:
- Che fai a Pianura?- Faccio i preti... piuttosto tu che fai?
- Faccio il parroco.- Ebbene, è dovere proprio del parroco adoperarsi affinché i fanciulli che
presentano segni e indizi di vocazione ecclesiastica siano preservati dal contagio del
secolo.Si riferiva al canone 1353 del Diritto Canonico. Questo pensiero, sviluppato con
molta originalità, il 1943 al Congresso Eucaristico di Anagni piacque tanto all'Ecc.mo
Monsignore Attilio Adinolfi e all'assemblea che fu dato alle stampe e
distribuito a spese del Congresso. Il lamento di S. Pio X era caduto nell'anima del
seminarista Russolillo come seme rigoglioso su terreno fecondo. I seminari si vuotano? I
conventi si spopolano ? Ebbene, egli creerà i Vocazionari, i vivai dove i Vescovi e gli
ordini religiosi potranno prelevare piantine già selezionate per trapiantarle nelle
loro diocesi e nei loro noviziati.Oggi parecchi Vescovi hanno il preseminario e molti ordini
hanno le scuole apostoliche. Don Giustino ne fu il precursore; fu e rimane il fornitore disinteressato.
Faceva conoscere agli alunni i santi fondatori, ne procurava le immagini e le
biografie,ne spiegava lo spirito e le opere, ne solennizzava le feste liturgiche, faceva
circolare i periodici dei loro istituti, facilitava i contatti con i religiosi di questi.
Evidentemente, molti giovani che apprezzavano l'opera sua chiedevano l'onore di diventare suoi
collaboratori, e quindi religiosi vocazionisti. Don Francesco Sepe fu il primo
sacerdote che si unì al Fondatore. Altri - o locali, come Don Aniello di Fusco, o
viciniori, come Don Michele Arcopinto e Don Antonio Chiaro - lo coadiuvavano nell'insegnamento.
Le si facevano sempre più pressanti e la canonica, diventava angusta, subì
molteplici adattamenti e ampliamenti. La terrazza fu trasformata in baracca di
legno e
poi a stanzette di muratura; la rimessa diventò cucina; il piccolo giardino
diede posto a un refettorio, coperto provvisoriamente con lamiere di zinco. Furono sistemati i
letti anche in soffitta. Urgeva sciamare. Le suore da vere vocazioniste fecero più
volte il sacrificio di cedere la loro casa.- Abbiamo tante domande, diceva il Fondatore,
potremmo accettare tanti ragazzi che diventerebbero tanti sacerdoti... fate voi
il sacrificio di trovare un'altra casa.Fecero il sacrificio una prima una seconda e
una terza volta ma così non poteva continuare, ci voleva un vocazionario grande, costruito
di sana pianta.
Anche il presbiterio non li conteneva più. Stringevano, come corolla vivente,
l'altare di
Dio. Mimì Di Fusco, uomo devoto, fedele amministratore dei beni parrocchiali,
abituato
alla... beata solitudine, si trovava a disagio fra tanti ragazzi oranti. In
morte lasciò le sue
proprietà all'Opera. Suor Clara Loffredo risolse la questione comprando fuori
l'abitato -
in località Camporotondo - un vasto appezzamento di terreno che mise a
disposizione del
Fondatore. Già alcuni anni prima Don Giustino, dall'alto della collina dei
Camaldoli,
guardando proprio in quella direzione, aveva detto a Don Antonio Palmieri- Guarda laggiù quella casa grande... il cortile.., i Padri che recitano il
breviario.Don Antonio sbarrava gli occhi stupiti, senza vedere.E venne il giorno
sospirato. La zona fu spiantata e in un pomeriggio ventoso la prima pietra, coperta dalle corone di
tutti i presenti, fu benedetta dal Fondatore e posta come fondamento del futuro
edificio. I ragazzi si improvvisarono manovali sotto la guida di capimastri locali. Molti
muratori nei giorni festivi offrivano mezza giornata di lavoro. Ogni domenica gruppi di
ragazze volenterose, guidate dalle suore, accorrevano per il trasporto e l'avvicinamento
dei materiali. Come salario reclamavano una caramella, una medaglia, una immaginetta...
e, quando non l'avevano, protestavano strepitavano... ma puntualmente la domenica
seguente ritornavano sul posto.
Che dico ? già il lunedì, come sempre, alleggerivano alle suore la dura
fatica del bucato. Le stesse suore collaboravano alla buona riuscita. E oggi, per chi guarda
dall'alto il paese immerso nelle nebbie mattutine, il grande vocazionario è il transatlantico
di Pianura. Per noi è la Casa Madre, dove il Fondatore per molti anni ha insegnato
e governato, sofferto e pregato, la casa dove riposano le sue spoglie mortali. Durante la costruzione del Vocazionario vennero i primi inviti da fuori diocesi
e furono
aperte le prime case. Alla morte del Fondatore la Congregazione contava ventisei
tra case e parrocchie, oltre le cinque case del Brasile.
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